Una storia per ricordare

Agata Smeralda, di Letizia Galli, ci porta in un tempo duro, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale. Sono anni di guerra e di paura, in cui molti bambini spaventati non capiscono cosa stia succedendo. La narrazione segue la piccola Agata fin dai suoi primi momenti difficili: è sola, intimorita e non ricorda nulla prima del suo abbandono allo Spedale degli Innocenti di Firenze, il 5 febbraio 1944.

Ooh che meraviglia! Dicevano le balie,
smerli e ricami, nastri e pizzi, mamma mia!

La piccola Agata non giunge allo Spedale avvolta in semplici fasce, ma è vestita quasi come una piccola principessa. Ed è proprio qui che accade qualcosa di molto duro:

Una storia per ricordare
Agata Smeralda

Togliete di mezzo tutta quella roba e vestitela come tutti gli altri.
Una storia per ricordare
Agata Smeralda

E poi, se cerchiamo il suo nome tra le pagine, non lo troveremo. L’autrice, Letizia Galli, fa una scelta particolare: per tutta la storia la protagonista non ha un nome. È come se fosse invisibile, e questo ci fa sentire quanto possa essere difficile e spaventoso non essere riconosciuti, non essere “nessuno”. Solo alla fine, al termine della storia, il suo nome verrà svelato:

Il mio nome è Agata Smeralda.

Quest’ultima pagina è completamente bianca perché è uno spazio nuovo, libero.
È il momento in cui la bambina finalmente esiste davvero, può essere vista e chiamata per nome.
Quel bianco sembra dire che la sua storia può continuare e che ora Agata può scrivere da sola chi vuole diventare.

La Shoah tra le righe

Non è un romanzo storico sulla Shoah, nel senso documentaristico del termine, ma una storia che racconta la vita di una bambina attraverso le immagini e le emozioni provate: il freddo, la paura, l’obbedienza agli adulti, le notti inquiete, la solitudine.

Durante la Shoah, tanti bambini vissero queste stesse paure di Agata.

Il libro dunque non racconta direttamente i campi di concentramento, ma restituisce il clima storico della Shoah, parla dello stesso dolore: un’infanzia spezzata dalla guerra.
Per questo Agata Smeralda aiuta a ricordare e a capire, con delicatezza, una storia molto dura.

Tuttavia, mentre la Shoah è stata il buio dell’indifferenza, lo Spedale degli Innocenti sarà in quegli anni la luce dell’accoglienza e della speranza. A questa bambina viene tolto il nome e l’abito lussuoso, non per ‘cancellarla’, ma per custodirla, per salvarla e regalarle un futuro.

Una bambina, il freddo e la memoria

Una delle immagini più potenti del libro è proprio quella che apre il racconto, quella di una terribile notte:

Due grandi mani ruvide mi afferrarono stringendomi e mi portarono fuori, nel freddo.
La notte, il freddo, la paura
La notte, il freddo, la paura


Agata ricorda il freddo e lo smarrimento. Bastano poche parole per farci sentire il gelo sulla pelle, l’angoscia nel cuore di una bambina e l’imprevedibilità della vita.

Leggendo, non si può non pensare a tutti quei bambini della Shoah che furono svegliati nel cuore della notte, portati via dalle loro case, lontani dai genitori, soli con il freddo e la paura.

Un’infanzia spezzata

Agata ci racconta la sua infanzia attraverso le parole di chi l’ha cresciuta, come quando dice:

Come ero io da piccola me lo ha raccontato per filo e per segno la Restituta.

Agata cresce troppo in fretta. Non può scegliere. Deve obbedire: deve seguire gli ordini degli adulti, adattarsi a ciò che il mondo le impone. Questa condizione diventa la chiave per comprendere quanto la guerra abbia cambiato l’esistenza dei bambini. Cosa significhi vivere in un tempo in cui l’infanzia è negata. Qui emerge la Shoah, proprio in questi piccoli dettagli: obbedienza forzata, timore, privazione dell’infanzia.

Una voce la scuote nel buio:

Su alzati, e sbrigati a vestirti! C’è un tipo fuori che ti aspetta e che ti vuole maritare.

Questo momento terribile mostra la fragilità della vita dei bambini in quel periodo.
La Shoah ancora una volta non è lontana. È presente nel freddo, nello sconforto, nell’assenza di scelte.

La Signora vestita di rosso
La Signora vestita di rosso

La narrazione si concentra sulla figura di Agata e sul suo rapporto con la misteriosa “Signora vestita di rosso”, una donna che, prendendo vita da un dipinto, racconta fiabe e porta conforto nei momenti più bui.

La Signora, con le sue parole gentili

Cara piccola mia, sappi che sarò sempre qui accanto a te e non sarai più sola!

diventa un simbolo di speranza e protezione. In un contesto così drammatico, la sua presenza rappresenta la possibilità di trovare un po’ di calore e sicurezza, anche quando tutto sembra perduto. Le fiabe raccontate dalla Signora diventano un rifugio, un modo per resistere e per mantenere viva la propria umanità.

Il potere della memoria

Un tema centrale del libro è la memoria. L’autrice mostra come la memoria viva non sia fatta solo di date e fatti, ma di emozioni, immagini e racconti. La Restituta, attraverso cui Agata conosce il passato, diventa simbolo della trasmissione della memoria.

È dunque un racconto che insegna ad ascoltare e a non dimenticare. Insegna a ricordare il passato, per capire il presente. Il collegamento con la memoria dell’Olocausto sta proprio nel dovere di proteggere l’unicità dell’essere umano contro ogni forma di rifiuto o indifferenza.

Il punto di vista editoriale

Il libro è costruito con grande sobrietà e precisione. Il linguaggio di Letizia Galli è semplice e diretto. Frasi brevi, immagini chiare, grandi, forti: tutto contribuisce a rendere la lettura intensa e accessibile ad ogni fascia d’età. La storia è raccontata con rispetto e delicatezza. Con parole semplici e disegni molto raffinati ed evocativi, la Galli ci mostra come questa bambina impari a costruire un mondo dentro di sé, a trovare coraggio e a lottare per la propria libertà, nonostante le difficoltà. Questo rende il libro perfetto per essere letto ad alta voce, condiviso in famiglia o in contesti educativi.

L’edizione Franco Cosimo Panini collabora spesso con illustratori e artisti famosi per creare storie che piacciano ai bambini e immagini curate e speciali. Anche in Agata Smeralda si vede questa attenzione: i colori sono delicati e le illustrazioni sembrano opere d’arte, quasi affreschi, come quelli dipinti sui muri delle chiese o dei palazzi antichi. Facili da guardare e da capire, ci aiutano a seguire la storia e a comprendere meglio cosa prova Agata pagina dopo pagina. Il libro è stampato su carta resistente, perfetta da leggere tante volte.

Una storia che resta

È un invito a ricordare, a preservare la memoria e a riflettere su come il passato continui a vivere dentro di noi.

In sintesi, Agata Smeralda insegna il valore della speranza, della solidarietà e dell’amore anche nei momenti più terribili della storia. Una lettura commovente che aiuta anche a capire la Shoah dal punto di vista umano, mostrando come piccoli gesti di cura possano fare la differenza.

Disponibile al prestito presso la Biblioteca dei Ragazzi, Agata Smeralda, ci insegna che ricordare è importante, soprattutto quando si parla di bambini. E che la Shoah non è solo storia lontana, ma un pezzo di passato che dobbiamo sentire e custodire.

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Appassionata di arte e cultura classica. Amo la lettura, i viaggi, i cappelli... E se c'è una partita a burraco, ci sono anch'io!

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