Il 25 Aprile e quella voglia di Libertà

Il 25 Aprile è una giornata di festa. È il giorno in cui, tanti anni fa, la nostra nazione ha deciso che voleva tornare a sorridere, a giocare e a scegliere da sola il proprio destino. È il giorno in cui in Italia si ricorda la Libertà: la parola più bella del mondo, perché vuol dire che nessuno può spegnere i tuoi sogni. E non si tratta solo di bandiere o di grandi storie passate di guerra e soldati. A volte la libertà è una cosa piccola, quotidiana. È quando una persona decide di cambiare strada. Quando smette di sopportare e comincia a vivere. È non essere costretti a stare in un posto che ci fa stare male. Proprio come succede alla nostra protagonista, l’autrice stessa del libro che oggi ho sfilato da uno scaffale della nostra biblioteca e che qui presento: La prima cosa fu l’odore del ferro, scritto e illustrato da Sonia Maria Luce Possentini, per la casa editrice Rrose Sélavy.

La protagonista e il ferro  
25 Aprile

La prima frase che ti cattura è:

La prima cosa che vidi fu il grigio. La prima cosa che sentii fu il freddo. La prima cosa che odorai, ancora assonnata e distratta, fu il ferro.

L’autrice ha lavorato davvero in una fonderia, in una fabbrica scura, grigia, fredda, dove tutto sapeva di ferro. Lei era sola, era l’unica donna. Mangiava in uno stanzino che

puzzava di muffa e di ferro.

E nel libro racconta che quel ferro le restava addosso come un tatuaggio, un odore che non se ne andava nemmeno sotto la doccia. Eppure, anche se le sue giornate erano tutte uguali, tra bulloni e grigiore, lei non smetteva di cercare un po’ di luce, non smetteva di cercare le stelle:

Cercavo la bellezza. Scintille di ferro come stelle dentro la polvere.

E disegnava, sempre. Disegnava la fabbrica, la muffa, il ferro, i suoi sogni.

La fatica e il disegno

Ecco perché questo libro è prezioso: insegna che, anche se ti trovi in un posto che non ti piace, anche se sei chiuso in una stanza umida a lavorare, puoi sempre usare la fantasia per “disegnare” il tuo mondo, i tuoi desideri, proprio come faceva lei durante la pausa pranzo.

Il libro qui si collega al nostro 25 Aprile. La libertà è proprio questa: non lasciare che il grigio del mondo spenga i tuoi sogni. Se fuori sembra tutto brutto, dentro di te devi tenere accesa una lampadina e non smettere di credere nel domani.

“Dum spiro, spero”, dicevano gli antichi saggi: “finché respiro, io spero”.

La nonna, il cane, la fuga

C’è una parte bellissima dove cita sua nonna. Le diceva di imparare a fare tutto, anche le cose brutte, per essere pronti se fosse tornata la guerra. Ma la ragazza si chiede una cosa difficilissima:

Nonna, vivere o sopravvivere?

Ecco, il 25 Aprile serve a questo: a ricordarci che non dobbiamo solo “sopravvivere”, ma dobbiamo “vivere” davvero!

Poi, un giorno di novembre, compare un cane. Un cane nero, randagio, smarrito quanto lei. Non parla, ma capisce tutto. E lei e il cane si capiscono senza dirsi una parola, perché non serve parlare la stessa lingua per volersi bene e salvarsi a vicenda.

Ci parlavamo. Lui con la coda, io con le parole.

Il cane si raggomitola vicino alle sue scarpe. Insieme a lui, lei capisce che non può restare chiusa lì dentro per sempre. Così lo carica in macchina e scappa via.

Il cane salì sull’auto come se la conoscesse da tempo. Partimmo. E lei, la fonderia, sempre più piccola… Un respiro, un soffio.

È il suo 25 Aprile.

Segni di speranza

Ci sono gesti e incontri che danno speranza. Quel cane è come un piccolo angelo che le dà il coraggio di scegliere la sua strada. Proprio come fecero tanti anni fa nonni e bisnonni coraggiosi che ci hanno regalato la libertà.

Aprii il finestrino e lasciai entrare l’aria. Aveva odore di neve. […] Tutto il mondo, il nostro mondo, ritornava al suo posto.

25 Aprile

Ecco cos’è la libertà: sentire l’aria fresca sul viso, sapere che puoi andare dove vuoi e avvertire che tutto finalmente sta tornando al suo posto.

Un libro che brilla tra la polvere

Dal punto di vista editoriale, sfogliando questo libro, sembra quasi di vedere un film. Le grandi immagini parlano. Non sono precise e nitide, sono sfumate. Sono sporche di grigio e di fumo, proprio come le mani di chi lavora il ferro. Qui si riconosce tutta la sensibilità di Sonia Maria Luce Possentini (Premio Andersen 2017 come miglior illustratore), capace di trasformare la materia più dura in emozione.

Nonostante si parli di una cupa fonderia, le pagine sono ariose. L’editore ha scelto di lasciare molto spazio ai disegni e ai pensieri, per dare più leggerezza alla storia.

La scrittura segue la vita monotona della nostra protagonista: è ripetitiva, meccanica.

Timbravo all’entrata. Timbravo all’uscita.

Le frasi sono corte, semplici, dirette. E poi c’è quell’immagine che torna sempre:

Quell’odore mi grattava la gola. Mi grattava i pensieri.

Questa è ‘resistenza’.

Cose che anche i bambini sentono

Anche se in fondo è una storia da adulti, ci sono emozioni semplici: sentirsi soli, cercare qualcosa di bello, avere paura, voler cambiare. Ma anche, essere coraggiosi come la nostra protagonista, che non resta ferma, non accetta tutto. E questo è un messaggio forte, che arriva anche ai piccoli: si può cambiare, anche quando è difficile. E la libertà è la forza di dire: “Io merito di essere felice”.

In Biblioteca

Se vuoi sentire anche tu questo profumo di libertà, se vuoi sapere come si fa a restare liberi anche quando intorno tutto sembra grigio e pesante, allora lasciati guidare dal libro La prima cosa fu l’odore del ferro. Ti aspetta qui in Biblioteca dei Ragazzi: vieni a trovarci! Vieni a prenderlo, sfoglialo, leggilo.

E dunque, chiediti: cos’è, per me, la LIBERTÀ?

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Appassionata di arte e cultura classica. Amo la lettura, i viaggi, i cappelli... E se c'è una partita a burraco, ci sono anch'io!

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