Maggio è il mese dedicato alle mamme, un’occasione per fermarsi e regalare loro un pensiero speciale. A volte bastano poche parole semplici, capaci però di racchiudere tutto il nostro affetto. Eppure non è sempre facile, soprattutto per i bambini, trovare il modo giusto per dirle. Ed è qui che i libri possono essere di grande aiuto: con le loro storie e le loro immagini riescono a far esprimere bene ciò che si sente davvero.
In biblioteca, tra le novità, ho trovato una storia perfetta per l’occasione: Ho scritto un libro per te (ma non è questo) di Angelo Mozzillo e Silvia Gariglio, edito da Camelozampa. È un albo che parte proprio dal tentativo di dire “ti voglio bene” nel modo più diretto e sincero possibile.
Il libro perfetto
Il protagonista è un bambino che vuole scrivere il libro perfetto per la sua mamma, per dirle quanto le vuole bene. Ci prova più volte, cambia, riscrive, aggiusta. Non sa bene da dove cominciare, non ha una trama precisa in mente.

Ho scritto un libro per te, e ci ho messo un sacco di impegno, perché voglio davvero farti sapere quanto mi piace passare il tempo con te!
È un modo diretto, per raccontare il suo legame profondo con la mamma: un legame fatto di piccoli momenti vissuti insieme.
E dentro ci mette tutto quello che gli passa per la testa, senza un ordine: ricordi, idee, cose quotidiane, immagini.

C’erano i fiori che mi hai insegnato a disegnare,
e la casa sulle colline che hai sempre desiderato,
e che ti regalerò quando sarò grande.
E senza una vera ragione, in quello stesso libro:
…c’era un drago, perché mi piacciono i draghi.
C’erano, poi, le rime baciate, una battaglia medievale

e persino la soluzione al mistero degli scarabocchi sui muri, che ovviamente è colpa del gatto. C’era il desiderio di farla felice, perché:
quando sei contenta sei ancora più bella.
Qui la prospettiva è ribaltata: non è la mamma che deve far felice il bambino, ma è il bambino che trae gioia dalla felicità della madre.
La mamma e la quotidianità
La figura della mamma è raccontata attraverso gesti semplici, di tutti i giorni: una conversazione in macchina, una battuta, un “ti voglio bene” che diventa quasi una gara affettuosa.
E mi piace anche quando stiamo solo a parlare in macchina e tu mi dici che mi vuoi bene, e io ti dico che io te ne voglio di più.
Oppure la mamma è:
una canzone, quella che canti sempre mentre giri per casa, che quando poi passa alla radio io grido: “Senti, c’è la tua canzone!!!”
Teneri frammenti di vita che, messi insieme, dicono tutto l’affetto per una mamma.
Il nodo del libro
A un certo punto però succede l’imprevisto:
Ho scritto un libro per te ma, appunto, sono un po’ disordinato, e non mi ricordo più dove l’ho messo.
Dunque, il libro perfetto sparisce. Quel libro ordinato e bellissimo non si trova più. Forse lo ha preso il gatto per invidia. O forse non è mai esistito. Ad ogni modo ne nasce un altro, questo che teniamo tra le mani:
E allora ti ho scritto questo qui, che è un po’ meno bello ma secondo me ti piacerà lo stesso.
È un libro che ammette i propri limiti, che non ha paura di essere meno bello dell’originale. Non è ordinato, non è perfetto, è pieno di errori, ma funziona!
E continua:
Così quando la prossima volta mi dirai “Se mi vuoi bene fai questo” o “Se mi vuoi bene fai quello”, tu leggerai questo libro e capirai una volta per tutte che sì, ti voglio bene! E che non c’è bisogno di farmi fare le cose per dimostrartelo.
Il concetto è chiaro: l’affetto non deve essere un premio per aver fatto i compiti. Il bambino dichiara apertamente: ti voglio bene e non serve che io faccia cose per dimostrartelo. Anche se non rifaccio il letto, anche se sono disordinato, anche se sono testardo come te: ti voglio bene e basta.
E chiude così:
E una volta per farti capire quanto bene ti voglio avevo fatto un disegno grandissimo, ma mi sembrava comunque troppo piccolo. E allora ho capito che non ci voleva un disegno, ci voleva un libro. Detto fatto: ho scritto un libro per te!
Ora, non si tratta più di fare qualcosa di bello, ma di trovare il modo giusto per dirlo.
Eccellenza editoriale
La casa editrice Camelozampa, pubblica albi illustrati di grande valore artistico e narrativo. Sceglie storie semplici, ma curate, che danno spazio alla voce dei bambini, lasciandola così com’è, senza “correggerla”. Anche il carattere tipografico, usato in copertina e in altri punti del libro, ricorda la scrittura dei bambini, con lettere semplici e un po’ irregolari, come se fosse scritto davvero da loro. Angelo Mozzillo (Premio Andersen 2021, con Marianna Balducci per Io sono foglia) è una garanzia. Scrive in modo chiaro e diretto, come se il bambino stesse parlando: frasi ripetute, parole confuse, piccole correzioni, idee che si aggiungono. Le delicate immagini di Silvia Gariglio accompagnano bene questo disordine. I colori sono chiari e morbidi, spesso sfumati per lasciare spazio alle parole.
Qui testo e immagini stanno insieme senza forzature. Il risultato è un albo di alta qualità che vuole provare a dire “ti voglio bene” con le parole che si hanno.
In Biblioteca
Ho scritto un libro per te (ma non è questo) ci ricorda che l’affetto non ha bisogno di rime baciate o di grandi progetti per essere autentico. Spesso, il “ti voglio bene” più sincero si nasconde proprio tra le pagine stropicciate di un libro, in una parola buffa o in un disegno fatto male.
Il volume è tra i nuovi arrivi presso la Biblioteca dei Ragazzi. Prendilo, leggilo (anche se non è il libro “perfetto”). Ti insegnerà che non serve la perfezione per rendere felice una mamma: basta che tu sia presente, così come sei, anche col tuo delizioso disordine.

