La Biblioteca della Casa Circondariale prende vita
In fondo al corridoio e ancora in fondo, poi su per la scalinata grande seguendo il murale del mare, dopo un numero imprecisato di cancelli che si aprono e immediatamente si richiudono alle nostre spalle, eccoci dentro questa piccola sala piena di libri. È la nuova Biblioteca della Casa Circondariale, proprio nel cuore della Sezione Maschile del nuovo Plesso, che prende forma.
A pochi mesi dall’inizio della collaborazione tra la Magna Capitana e la Casa Circondariale*, la Biblioteca del Carcere è già un posto accogliente dove si può stare bene. Un luogo pulito, ben organizzato, sgombro da tutto quello che non serve. Una stanza piena di libri buoni selezionati fra tanti, che per nessuna ragione potremmo assimilare a una cella benché, proprio come quelle che ospitano i detenuti, abbia sbarre alla finestra.
Di questi libri, più di 500 sono stati catalogati, inventariati ed etichettati. Queste semplici azioni, poco significative per i non bibliotecari, conferiscono ai libri e allo spazio che li contiene una identità e una autorevolezza diverse, e possono trasformare un luogo qualsiasi o una ex cella con dei libri accatastati qua e là, in una dignitosa biblioteca.
La catalogazione
Stiamo dividendo i volumi per lo più in Romanzi e Racconti, e Saggi. A questi si aggiungono libri di Poesia e alcuni Dizionari e Manuali.
Tra i romanzi, abbiamo individuato poi alcune categorie corrispondenti ai principali generi letterari: Gialli, Thriller, Polizieschi (identificati dal colore Giallo – G); Romanzi Sentimentali ed Erotici (identificati dal colore Rosso – R); Saghe e Romanzi Storici (dal Verde – V); Biografie e Autobiografie (dal Blu – B). Quello di associare ad ognuna di queste categorie un colore, è un dettaglio che tornerà utile quando collocheremo sui palchi i libri. Faciliterà la ricerca e renderà più semplice e intuitivo orientarsi tra gli scaffali e nel genere preferito.
Scaffali chiusi
Le biblioteche, siano esse pubbliche o private, universitarie, scolastiche, casalinghe o degli Istituti penitenziari, benché pensate per lettori ed esigenze diverse, hanno sempre qualcosa che le rende simili. Sono (dovrebbero sempre essere) accessibili. Sono seducenti, sono inclusive. Di fronte allo scaffale di una biblioteca, come alla mensola di casa o a un palchetto in libreria, devo/dovrei sentirmi a mio agio, attratto, comodo. Devo/dovrei poter scegliere fra tanti titoli il mio; devo/dovrei poter prendere il libro in mano, rigirarlo, sfogliarlo. Se ne ho voglia, devo poter leggere qualcosa, anche subito, anche in piedi, meglio se c’è una sedia o un angoletto riservato nei paraggi.
Però qui c’era un problema. Gli scaffali della Biblioteca della Casa Circondariale avevano delle vetrinette polverose chiuse a chiave. Le vetrinette, coi libri dentro, erano sempre chiuse. Venivano aperte solo quando c’era un volume da prendere. Ricordo a tal proposito, tanti di quegli anni fa, la differenza tra gli spazi della Scuola Materna Montessori e quelli di un Asilo delle Suore del Maria Regina nel quale resistetti pochi giorni. Il primo aveva tutte le cose, gli oggetti di uso comune, le “attività”, a portata di bambino, su mobili bassi sempre accessibili. Il secondo aveva giocattoli belli ma che non si potevano toccare mai, chiusi in alto dentro vetrinette che assai di rado venivano aperte.

Scaffali aperti
Il primo scrivano con il quale abbiamo lavorato (sin ora ne abbiamo conosciuti tre, tutti faticatori e molto svelti nell’apprendere i criteri della catalogazione) era assai affezionato alle chiavi delle sue librerie. Ci diceva con fierezza “Qua nessuno tocca niente… qua i libri li posso prendere solo io!”
Era un modo per mostrarci quanto alto fosse il suo attaccamento al lavoro e al luogo, il sentimento di appartenenza e responsabilità che ha nello svolgere i suoi compiti da persona precisa e rigorosa qual è. L’abbiamo gratificato per questo, gli abbiamo fatto dei complimenti. Avevo anche pensato, tra me, che in un luogo dove tutto a un certo punto viene chiuso a chiave, dove tutto resta al di qua o al di là di una porta serrata, dove sono pochi e sono solo i “buoni” che possiedono le chiavi, doveva conferire un certo potere tenere e adoperare le chiavi della Biblioteca.
Abbiamo poi spiegato allo scrivano, conversando mentre lavoravamo, senza dare molte peso alla questione, che nelle biblioteche i libri sono a vista. Devono poter essere presi, toccati, sfogliati con calma, lasciati sul tavolo se non ci interessano per cercarne un altro.
Il lunedì successivo, le porte scorrevoli dai vetri grigiastri erano sparite, insieme a loro anche tutte le chiavi. Le coste allineate, di tutti i colori e di spessori diversi, brillavano. I libri erano liberi.

Un luogo caro
Tra le tante biblioteche con le quali abbiamo collaborato o che abbiamo visitato, questa ci è particolarmente cara. Non solo, o non tanto, perché questi utenti, potremmo senz’altro affermare, hanno bisogno più di altri. Hanno bisogno e fame, più di altri, di storie buone. O anche cattive ma potenti, sincere, universali, grandissime quanto e più dei loro vissuti. Non solo, e non tanto, perché leggere apre le menti e le coscienze. Apre anche le porte, dunque pure quelle con le sbarre, cosa vera che più di una volta è stata detta.
Quel che più di ogni cosa emerge è che questo luogo, prima ancora di incominciare a funzionare a pieno ritmo (la Biblioteca della Casa Circondariale è in via di riorganizzazione, non è ancora ufficialmente operativa) sia già diventato punto di riferimento per la comunità. Un luogo semplice, una stanza dalla quale si passa, ti affacci dentro, Buongiorno, che fate?, ti fermi.
La biblioteca non è solo la casa dei libri, è anche la casa nostra. Una tana, un rifugio, il posto nel quale andare per trovare pace, silenzio, solitudine o compagnia. Nel quale trovare persone affini con cui confrontarsi, parlare, senza giudicare o sentirsi giudicati. Perché nelle storie di tutti tempi le etichette di bene e male, di buono e cattivo saltano, il giudizio è sospeso.

Tenere insieme
È commovente vedere come in un luogo così popolato e stretto, grande quanto un piccolo borgo, affollato e angusto come un grosso condominio, un luogo dove non esiste intimità, dove non c’è un buco nel quale piangere o ridere o mangiare o dormire senza essere visti, ci sia comunque bisogno di qualcosa che avvicini e tenga unite le persone.
Noi, non abbiamo fatto niente. Sono i libri che hanno questa forza. Noi stiamo facendo i bibliotecari: guardiamo, selezioniamo, scartiamo, scegliamo e cataloghiamo. Stiamo “dentro” alcune ore al mattino, ogni lunedì, come da accordo. Scriviamo come formichine operose. Non stacchiamo gli occhi dai libri e dal nostro portatile, in una stanza un po’ fredda a gennaio, adesso piacevole e fresca, poi ce ne andiamo. Sono i libri che restano. Sono loro che chiamano, attirano, strappano sorrisi e domande.
I nostri progetti
Continueremo a catalogare il patrimonio già presente nella Biblioteca della Casa Circondariale ma contemporaneamente avvieremo delle attività laboratoriali. A breve, verosimilmente da settembre o ottobre, la cosa più interessante sulla quale ci concentreremo sarà la promozione alla lettura, che altro non è che il privilegio di scegliere cosa leggere, come leggere, cosa fare di quel che abbiamo scelto e letto individualmente e insieme e, a partire da questo, magari provare a raccontare la nostra di storia, condividendo con gli altri qualche pagina che parli di noi.
*La collaborazione tra la Biblioteca “la Magna Capitana” e la Casa Circondariale di Foggia è il risultato di una Convenzione stilata tra Regione Puglia – Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio e la Direzione dell’Istituto Penitenziario della nostra città.
