Buona la quinta

Un’edizione del Premio la Magna Capitana da ricordare

Per una bibliotecaria di mezza età, mettere insieme libri e giovanissimi è qualcosa che ormai suscita un’emozione al limite della commozione. Da cinque anni abbiamo l’opportunità di organizzare un premio destinato a quasi 4000 giovani lettori e lettrici delle scuole elementari e medie di tutta la Puglia. Un premio intitolato alla Magna Capitana, un suggello al ruolo e al tanto lavoro in questo settore che la nostra Biblioteca ha svolto nel tempo, almeno a partire dal 1974, anno di inaugurazione dell’attuale sede, una delle poche in Italia a prevedere già allora uno spazio destinato ai più giovani.

Quest’edizione, o almeno la sua conclusione, è stata però speciale, e merita un racconto a sé.

Nella categoria “Miglior libro 6-8” è arrivata per la prima volta la candidatura di un silent book, un libro senza parole. Ci siamo chiesti se accettarlo in gara: l’autrice è iraniana, e il regolamento del premio prevede che possano concorrere solo libri in lingua italiana o tradotti in italiano dal greco, dallo sloveno e dal montenegrino. Ma in un silent book non ci sono parole, e quindi come si stabilisce in che lingua è scritto o da quale lingua viene tradotto? Oltretutto la casa editrice Carthusia è l’unica ad averlo pubblicato al mondo, quindi a tutti gli effetti è un’edizione italiana, quindi “Il pettirosso”, questo il nome del libro, e la sua autrice, Mania Eghrarian, sono in gara.

A maggio i giovani lettori, appartenenti alle 200 classi che si sono candidate a far parte della giuria, votano, e lo fanno individualmente, ribaltando spesso i pronostici della Giuria tecnica, composta da adulti esperti in letteratura per l’infanzia. E’ un testa a testa fino alle ultime 44 classi, che fanno vincere convintamente proprio “Il pettirosso”. Qui si è posto un secondo problema: sempre il regolamento prevede che chi vince venga a ritirare il premio in presenza, incontrando la giovane giuria, in caso contrario viene proclamato vincitore il secondo classificato. Mania Eghrarian è però irraggiungibile da più di un mese: in Iran c’è la guerra.

L’incertezza dura pochi minuti, come ha detto Silvia Miglietta, assessora alla cultura della Regione Puglia, leggendo la motivazione, “di fronte alle bombe e alle barriere della geopolitica, la burocrazia di un regolamento deve fare un passo indietro per fare spazio alla giustizia e all’umanità. Non possiamo permettere che la violenza della guerra privi un’artista del merito che i nostri ragazzi le hanno riconosciuto”. La vincitrice è lei, con un libro senza parole che parla di un dolore individuale e di come la gentilezza ci apra al mondo e dia nuova speranza.

Poche ora prima della cerimonia di proclamazione, arriva, dono inaspettato, un video dell’autrice.

Il video messaggio di Mania Eghrarian, vincitrice della categoria “Miglio libro 6-8 anni”

E quasi come se ci fosse un filo conduttore, la vincitrice della categoria “Miglior libro 9-11” è la greca  Angeliki Darlasi, con un racconto, “Il ragazzaccio” edito da Camelozampa, che parla della speranza che l’arte dà al giovanissimo protagonista del libro. La storia prende ispirazione da El sistema, il progetto attraverso il quale il musicista, economista e innovatore Josè Antonio Abreu ha intercettato decine di migliaia di giovanissimi delle zone più povere del Venezuela, dando loro una speranza attraverso la musica. “Povertà non è solo mancanza di nutrimento e di riparo. Povertà è sentirsi Nessuno. Povertà è non avere una propria identità”, scrive l’autrice all’inizio della storia. Il ragazzaccio nel corso delle sue peripezie diventa Felix, trova la sua identità grazie a un violino.

La vincitrice della categoria “Miglior libro 9-11”, Angeliki Darlasi

Quest’anno però i giovani lettori hanno continuato a stupirci anche con il libro vincitore dalla categoria “12+”: hanno scelto in assoluto il testo più complesso, un saggio scritto da Pina Caporaso e illustrato brillantemente da Cristina Portolano. “Rompi le scatole: idee e storie per fare a pezzi i pregiudizi”, edito da Settenove, parla di corpo, scelte sessuali, immigrazione, religioni, identità, amore, e lo fa spiegando le scorciatoie del pensiero costituite proprio dagli stereotipi, che funzionano per questioni semplici, ma non possono inscatolare la complessità della vita. Ecco allora l’invito del titolo a rompere le scatole, a dubitare, discutere, trasformare la realtà, ed è come se quest’invito i ragazzi e le ragazze della Giuria lo avessero rivolto a tutti noi, quasi un monito a chi ciclicamente inscatola i giovani nelle categorie del disimpegno e della superficialità.

Pina Caporaso, autrice del libro vincitore della categoria “Miglior libro 12+”

È vero,  la finestra del Premio la Magna Capitana è parziale e mediata dalle scuole e dalle biblioteche, però che meravigliosa boccata d’ossigeno e quanta speranza ci hanno regalato quest’anno i nostri giurati.

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Appassionata di libri, musica, film e dolci. Direttrice, con rispetto reverenziale, della Biblioteca la Magna Capitana.

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