Il tempo che abbiamo ritrovato

Il tempo è il bene più prezioso che possediamo. È una riflessione semplice, quasi un luogo comune, che può diventare filosofia, sociologia, oppure una delle tante frasi che scorrono sui social.
Ma c’è un tempo che forse misuriamo poco: il tempo che una città trascorre nei suoi luoghi.
Che valore ha, allora, il tempo trascorso in biblioteca per la città di Foggia?
La risposta ce la siamo data il 1° settembre, quando la biblioteca ha riaperto le sue porte dopo un periodo di chiusura reso necessario da interventi per potenziarne la sicurezza.
In teoria il tempo non torna indietro. Quello che perdiamo non possiamo recuperarlo.
Eppure questa volta è successo qualcosa di diverso.
Non abbiamo semplicemente riaperto una porta. Abbiamo ritrovato un luogo che, proprio perché ci era mancato, abbiamo scoperto di amare ancora di più.
Magia? No. È il valore di un bene comune quando viene a mancare.
Ci siamo accorti di quanto ci mancasse


Il 1° settembre eravamo davvero tantissimi.
C’erano gli adulti e c’erano i bambini. C’erano persone venute per prendere un libro e persone venute semplicemente per tornare in quel posto. C’erano le storie, i palloncini, le letture multilingue ad alta voce. E intanto i prestiti ricominciavano a scorrere.
I bambini e le bambine andavano su e giù nei loro spazi, saltavano, ballavano, leggevano, ascoltavano, si rilassavano sui cuscinoni.
Guardandoli, veniva da chiedersi:
c’è un altro luogo della città in cui sia possibile fare tutte queste cose contemporaneamente?
Probabilmente è proprio questa la natura della biblioteca: non chiederti prima chi sei e poi decidere cosa puoi fare.
Ti lascia entrare.
Una biblioteca non è soltanto un edificio

Puoi chiamarla “casa”. Puoi chiamarla con il nome dei suoi spazi culturali. Puoi dire “al primo piano”, “al secondo piano”. Puoi persino sbagliarne il nome.
Non importa.
Per Foggia la biblioteca è un luogo che, con grande dignità, mette a disposizione spazio, compagnia, conoscenza, informazione, servizi e possibilità.
Ha braccia abbastanza lunghe da accogliere centinaia di persone contemporaneamente e, soprattutto, non ha bisogno di scegliere chi accogliere.
Qui possono stare insieme persone molto diverse.
Un bambino che ascolta una storia e un adulto che cerca un’informazione. Un adolescente che gioca e un lettore che cerca silenzio. Chi viene per studiare e chi viene perché ha semplicemente bisogno di un posto in cui stare.
La biblioteca non pretende che siamo tutti uguali.
Ci offre un luogo in cui possiamo essere diversi insieme.
Le persone fanno vivere i luoghi
Anche i gruppi di lettura, nel frattempo, si sono organizzati per presentarsi alla città.
Sono nati dalla volontà dei lettori e delle lettrici, dalla loro voglia di incontrarsi intorno ai libri e di affrontare temi differenti. Nel tempo, da una passione comune sono nate relazioni, sinergie.
E poi, il 1° settembre, a completare l’opera, sono arrivati anche la musica e il teatro.
Non come semplice contorno a una riapertura, ma come ulteriore dimostrazione di ciò che questo luogo può generare quando viene abitato e attraversato.
La musica, il teatro, le letture, i libri, il gioco, le persone: linguaggi diversi che hanno trovato nello stesso spazio la possibilità di incontrarsi.
E forse è proprio questo il senso più profondo di una biblioteca contemporanea: essere un crocevia di saperi, di stimoli, di bellezza e di professionalità, un luogo in cui le competenze non restano isolate, ma si incontrano e diventano esperienza condivisa.

Il 1° settembre non abbiamo semplicemente riaperto una biblioteca
Abbiamo riaperto uno spazio alla città e, dentro quello spazio, abbiamo ritrovato tutto ciò che può renderla più curiosa, più consapevole, più viva.
Libri, musica, teatro, gioco, conoscenza, relazioni.
Tutto insieme, nello stesso luogo.
E forse è proprio questa la magia: scoprire che un luogo può contenere così tante possibilità e continuare, ogni giorno, a crearne di nuove.
